Este es un algo-ritmo que se baila asi

Milano, 4 settembre 2017

Un due tre eh… un due tre eh
Un due tre eh… un due tre eh

Questo è il ritmo della salsa, un genere musicale latinoamericano.
E come tutti i balli di coppia del mondo (almeno per quelli che conosco), anche nella salsa è l’uomo che comanda, è l’uomo che guida la donna nel ballo, è l’uomo che decide come far muovere le gambe, e non solo, alla donna, è l’uomo che s’inventa in ogni momento le figure plastiche da fare e far fare alla donna, figure che, detto per inciso, si usano molto nel modo di ballare la salsa occidentale, molto meno laddove la salsa è nata ed è più tradizionale, come a Cuba o in Sudamerica.

Con gli algo-ritmi di Google AdWords vale più a meno la stessa regola: è l’uomo inserzionista che deve comandare la macchina-donna-Google nel modo in cui gestisce e porta avanti una campagna pubblicitaria.
Non sempre questo è facile, e succede proprio come nel ballo, più l’inserzionista è inesperto e alle prime armi con Google AdWords e più si fida dei suggerimenti automatici che gli dà Google, proprio come nel ballo il ballerino principiante ha più difficoltà nel guidare la donna rispetto ad un ballerino professionista, al quale basta un sottile cenno della mano, se non uno sguardo, per far volteggiare la ballerina da una parta e dall’altra.
Ma come nel ballo, se l’uomo si affida alla donna, il ballo prima o poi si ferma, perché la donna si aspetta giustamente che sia il ballerino a farla divertire, così anche con gli algo-ritmi di Google AdWords, se lasciamo che siano loro a gestire la nostra campagna, allora prima o poi la campagna si potrebbe fermare, perché non soddisfa gli obiettivi di business dell’inserzionista.Ma come nel ballo, se l’uomo si affida la donna, il ballo prima o poi si ferma, perché la donna si aspetta giustamente che sia il ballerino a farla divertire, così anche con gli algo-ritmi di Google AdWords, se lasciamo che siano loro a gestire la nostra campagna, allora prima o poi la campagna si potrebbe fermare, perché non soddisfa gli obiettivi di business dell’inserzionista.

Salsa

Ecco 3 casi abbastanza comuni in cui la donna-macchina-Google cerca di prendere in mano le redini della campagna e dovrebbe trovare la resistenza dell’inserzionista-ballerino-uomo.

Budget limitato? Alza il budget!

Eh no, Miss Google, io il budget non lo alzo, se non soddisfo prima i miei obiettivi di ritorno sull’investimento, e di tasso e costo di acquisizione. Allora AdWords ti avvisa che il budget è limitato e ti consiglia subito, in automatico, di alzare il budget della campagna.
Ecco, questa, se soprattutto siete agli inizi, è una cosa da non fare.
Sii tu a guidare le danze: prima vedi se la campagna ti porta dei risultati soddisfacenti in termini di conversioni, e, perché no, di vendite, e poi se il giochino funziona ed ha i tassi di conversione giusti, allora sì che puoi aumentare il budget.

Traffico limitato? Usa la corrispondenza generica!

E ancora no, Miss Google, questo non lo faccio.
Perché? Perché la corrispondenza generica spesso è il modo migliore per buttare via dei soldi.
Per chi non lo sapesse mettere una keyword in corrispondenza generica significa far comparire gli annunci anche per i sinonimi o per parole simili a quelle delle keyword, suggeriti dagli algo-ritmi di Google.
Quindi se per esempio io voglio che un mio annuncio compaia per la keyword consulenza google adwords e metto questa keyword in corrispondenza generica, il mio annuncio apparirò anche quando gli utenti digiteranno in Google assistenza google adwords, ma a me non va bene perché chi cerca assistenza google adwords, quasi sicuramente cerca il numero verde o l’email con cui contattare l’assistenza di Google, non un consulente esterno che gli gestisca la campagna.
Per non parlare di quando mi è capitato che, lasciando una keyword che parlava di hotel in valle d’aosta in corrispondenza generica, mi sono trovato dei clic fatti per keyword legate a hotel in Trentino (sempre montagna è, pensano gli algo-ritmi di Google, peccato che l'Hotel era in Valle d'Aosta, non in Trentino).

Aggiungi le estensioni sitelink!

Terzo caso di consiglio comune che Google dà agli inserzionisti quando non le stanno ancora utilizzando.
Anche qui, per chi non lo sapesse, i sitelink sono dei link che si aggiungono agli annunci AdWords, che vengono pubblicati (non sempre) sotto ai vostri annunci e che conducono gli utenti a pagine del vostro sito diverse da quella utilizzata come landing page ufficiale (quella su cui gli utenti atterrano dopo aver cliccato sul titolo dell’annuncio).
Ma se la tua campagna usa una landing page isolata, super ottimizzata ed esterna al sito, e il suo unico obiettivo è di far compilare il form in essa contenuto, mettere dei link ad altre pagine del tuo sito nell’annuncio significa rischiare di vanificare tutto il lavoro svolto per fare una pagina super ottimizzata per portare il maggior numero di utenti visitatori a compilare il form.

Questi sono solo 3 casi in cui Google pretende di influenzare il tuo comando nella gestione della campagna, proprio come quando una donna troppo rigida e timorosa, pretende di essere lei a guidare la salsa: per chi l’ha provato, è un’esperienza bruttissima, dove all’armonia della coppia si sostituisce lo scontro di due forze opposte che, entrambe, vogliono comandare.
Ve ne sono altri, ma non mi dilungo oltre.

Alla fine della fiera l’invito che vi voglio rivolgere è questo: siate sempre voi a decidere cosa fare o non fare alla vostra campagna; cercate di vagliare bene tutti i consigli che Google vi dà nella scheda Opportunità del vostro account e siate voi a decidere quali seguire e quali no.
Siate voi a comandare in quel grande ballo che è la vostra campagna AdWords.

E adesso, tutti a ballare, insieme alla regina della salsa.











E tu, ballerino-inserzionista di Google AdWords, cosa ne pensi di quanto ho scritto in questo post? Scrivimelo nel form che trovi qui sotto.
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